I fantasmi del passato

Nessuno di noi è in grado di prevedere il futuro e quindi   nessuno è in grado di sapere tra quanto tempo il Paese si risveglierà dallo stato di torpore nel quale è caduto. Quello che so fare è l’usare la cultura accumulata negli anni per comprendere quali saranno le conseguenze di politiche scellerate, derivanti da azioni contrarie a quella che uno dei miei maestri, il professore Giuseppe Palomba, chiamava le leggi della “Fisica economica “, e quindi sapere che la maggior parte, se non la totalità delle proposte avanzate dai governanti di questi giorni, avranno conseguenze assolutamente drammatiche.

Se si sale a bordo di un veicolo che procede a marcia indietro lungo lo stesso percorso dal quale si proviene è abbastanza probabile che ci si possa imbattere in paesaggi noti e si possono financo rincontrare le stesse persone già viste all’andata.

Le si rincontra queste personalità perché non sono riuscite ad andare avanti, sconfitte dalla storia e dalla pochezza delle proprie idee pauperiste ed oscurantiste che il tempo ha dimostrato essere assolutamente distanti da quello che i fatti hanno confermato essere previsioni corrette, pur con l’ingiuria provocata dalle crisi economiche esogene al sistema italiano, distanti dalla gente alla quale sembrava rivolta la loro azione politica,

È comprensibile e forse anche giusto che oggi i nuovi governanti vogliano formare una classe dirigente da porre nei gangli del sistema. e posso quindi perfino capire, anche se non condividere, perché si possa voler cambiare la struttura della Banca d’Italia quando si dovesse ritenere che essa fosse eterodiretta e connivente con una classe politica che si desidera abbattere e sostituire; in altri termini si tratta in fondo di una forzatura del concetto dello spoils system.

Sono convinto che nel nostro Paese, con una radicata tradizione di grand commis d’état, non sia difficile trovare alti burocrati all’altezza di compiti così gravosi ed impegnativi, anche se siamo privi della tradizione della ENA francese; il problema sorgerebbe se e solo se si volessero trovare funzionari di qualità disposti ad adattarsi a decisioni già preconfezionate da parte di politici ignoranti ed inadeguati ai compiti a cui sono stati proposti e preposti.

Allora appare chiaro perché mai si sia deciso di richiamare in servizio esperti provenienti dal passato remoto, portatori di interessi politico-professionali obsoleti, platealmente sconfitti dalla storia, che mai avrebbero dovuto riapparire sulla scena politica, se non per confermare ideologicamente scelte assolutamente ottuse e sbagliate.

Le persone indicate nelle foto a corredo di questo post, in ordine Maria Rosa Vittadini, Marco Ponti, Anna Donati e Alfonso Pecoraro Scanio, hanno avuto un ruolo dannoso nel periodo in cui era di moda la politica dei verdi come effetto di trascinamento di organizzazioni di altra levatura in altri Paese.

Quando il partito dei Verdi raggiunse un buon risultato all’interno di una frastagliata coalizione, ed Edo Ronchi fu nominato Ministero dell’Ambiente, si crearono in Parlamento le condizioni per spingere la coalizione, guidata da Romano Prodi, a cercare di bloccare la realizzazione della linea Alta Velocità Torino Venezia e Milano Roma Napoli.

Il Parlamento invitò il Ministero dei Trasporti e quello dell’Ambiente a nominare una commissione di esperti per la verifica del progetto e della sua attualità.

Del gruppo di esperti fecero parte per il Ministero dell’Ambiente il Professor Marco Ponti, il signor Pinna già esperto delle Ferrovie dello Stato, insieme ad un tecnico svizzero Ingegner Husler esperto di esercizio ferroviario che aveva operato su una realtà di modeste dimensione quale quella elvetica rispetto a quella italiana, ed il Professor Perticaroli del Politecnico di Milano. Facevano inoltre parte come rappresentanti del Ministero dell’ambiente l’ingegner Palchetti e la Professoressa Maria Rosa Vittadini.

Per il Ministero dei Trasporti furono chiamati il Professore Eugenio Borgia, il Professore Ennio Cascetta, il Professore Capasso oltre al sottoscritto ed a supporto i più importanti tecnici del Ministero, della società TAV, ed il Professore Mario Sebastiani esperto del Ministro.

Il lavoro fu avviato decidendo di dividere in quattro tavoli le attività a cui tutti potevano partecipare ma con una maggiore e significativa presenza degli esperti maggiormente competenti ad esempio per il tavolo relativo ai problemi dell’alimentazione elettrica furano considerati relatori il Professor Perticaroli ed il Professor Capasso.

La cosa più singolare della decisione di costituire la Commissione, era che i verdi sostenevano a gran voce la necessità di trasferire le merci dal trasporto su gomma a quello su ferro e poi rifiutavano l’alta velocità alta capacità a favore dei vecchi sistemi di trasporto su ferro.

Trovato facilmente l’accordo tra i due tecnici Perticaroli e Capasso, la cosa più difficile da fare era superare lo sbarramento pauperistico ideologico, e ciò fu possibile attraverso la mia richiesta ai tecnici delle ferrovie di effettuare una simulazione per vedere se fosse possibile realizzare quello che tutti consideravamo assolutamente prioritario ovvero il trasferimento delle merci dalla strada al ferro.

Chiesi, e dovetti minacciare le dimissioni se non mi fosse stato fornito il dato, di stimare quale percentuale delle merci trasportate su gomma avrebbe potuto essere trasferito al ferro considerando l’ipotesi che tutta la rete vecchia e da costruire fosse stata usata solo per le merci e fosse indifferente l’origine e la provenienza delle merci stesse. Per meglio comprendere volevo che si ipotizzasse di trasportare sempre e continuamente merci via treno su tutte le tratte fino a saturazione e nell’indifferenza che si trattasse della tratta Palermo Catania o Firenze Bologna.

Erano ipotesi assurde e questo spiegava la rigidità da parte delle ferrovie di fare la simulazione che i tecnici consideravano inutile, tuttavia una volta ottenuto il dato si comprese la portata del problema: senza trasportare nessun passeggero si sarebbe potuto trasferire al massimo il 20 per cento delle merci dalla strada al ferro.

Riuscii a far comprendere come l’enunciato dei tecnici dei verdi fosse  una contraddizione in termini rispetto al rifiuto del progetto in analisi.

Chiedemmo allora che si desse subito parere favorevole ai due bracci della croce Nord-Sud ovvero Torino – Milano – Roma- Napoli -Salerno ed Ovest-Est Torino Venezia Trieste con un cadenzamento dei lavori che tenesse conto del divenire del traffico garantendo però la conservazione del sedime, a tutela delle porzioni di territori che sarebbero state comunque interessate dai tracciati, con evidenti risparmi in termini di espropri e razionalità delle direttrici di traffico. Si decise così di avviare l’approfondimento per le altre ipotesi dalla Napoli Bari al Terzo Valico alla Torino Lione.

I risultati sono oggi sotto gli occhi di tutti; la frequenza dei treni nel nodo di Bologna e di altre grandi città italiane, può essere assimilata a quella di una linea metropolitana.

Siamo oggi alla stupidità applicata; una analisi finanziaria spacciata per costi benefici, incremento dei costi senza giustificazione, valori riferiti ad accise spacciati come perdite, costo ombra del lavoro trattato come se fosse un criterio di scelta del singolo e non una opportunità economica di un paese, se non è stupidità allora è manifesta malafede ed andrebbe studiata all’Università come esempio di come non si fanno le valutazioni economiche.

Se a questo si aggiunge il tentativo di riabilitare vecchi personaggi passando attraverso la candidatura alle elezioni europee, alla Commissione di studio sulla TAV, alla richiesta di attivazione del piano dei trasporti e della logistica, allora il quadro che si intuisce ha tinte molto più fosche di quelle solo inizialmente sospettate e pone ipoteche molto significative non tanto su Tunnel del Frejus, quanto su tutti gli investimenti in ferro in questo Paese.

Ho avuto modo di leggere il documento voluto da Di Maio e Toninelli sulla TAV.

Dire che sono rimasto stupefatto sarebbe un eufemismo, per la serie di elementi definibili appena singolari di cui è infarcita la relazione.

Nessun organismo internazionale come la World Bank lo avrebbe mai potuto accettare.

Alcune perle possono far comprendere meglio il mio pensiero:

  • I costi di costruzione che costituiscono costo complessivo a base dell’analisi è il valore totale di tratta da Lione a Torino e non la quota parte di quel costo che grava sulla fiscalità italiana. Il dettaglio non è da poco visto che da circa 9 mld si passa a circa 5.5 mld di euro, arrivando all’assurdo, se non fosse ridicolo, di condurre, all’insaputa della Francia, una valutazione di investimento pagata con i soldi dei francesi.
  • i benefici ambientali sono stati sottovalutati; basta vedere come vengono redatti gli ecobilanci ambientale di una qualunque opera o impresa
  • la sicurezza il suo costo e soprattutto il suo valore è sotto valutata, pur richiedendo tale voce per il nostro paese un ammontare di risorse tra i 700 mln ed il miliardo di euro all’anno;
  • gli obiettivi della comunità internazionale tra i quali l’abbattimento dell’inquinamento che viene abitualmente espresso sotto forma di passaggio dalla gomma al ferro, e che riguardano anche gli incentivi all’intermodalità, sono considerati in questa analisi come non rilevanti;
  • i flussi di traffico presi in considerazione sono quelli derivanti da una situazione di impossibilità di funzionamento della linea. Oggi il traffico è a senso alternato: significa che passa un treno alla volta per ragioni di sicurezza. Il rischio nasce dal fatto che un piccolo sbandamento del convoglio sul binario potrebbe portare alla collisione e quindi per motivi prudenziali oggi circola solo un treno per senso di marcia. C’è da aggiungere che la protezione civile francese potrebbe anche chiudere il valico per gli stessi motivi di sicurezza;
  • se questo si verificasse è evidente che le ragioni che hanno indotto Ponti ed il suo personalissimo staff a valutare negativamente il valico sulla base della domanda attuale di traffico, sarebbero ancora più veritiere a causa della scomparsa totale di traffico; mancherebbe il “numerario” rispetto al quale calcolare l’incremento o la perdita di traffico
  • Tra i costi sono stati inclusi le accise che lo Stato perderebbe che come è noto non sono altro che trasferimenti;
  • Ignorare l’evidenza che l’esistenza di un collegamento è esso stesso foriero di sviluppo, in quanto il mercato nelle sue autonome decisioni capisce la convenienza a scegliere il percorso più economico, vedi quanto accaduto per il trasporto via mare di camion dalla Sicilia al continente. Non comprendere queste considerazioni significa avere una logica molto ristretta e particolarmente grezza dell’economia;
  • ed ultimo e non meno importante è la politica di tutti i paesi europei tesa a ridurre drasticamente la presenza del trasporto su gomma sulle strade.

Devo dire che non meraviglia che alcuni cosiddetti esperti abbiano potuto, per motivi aziendali, accettare di firmare quelle carte, ma quello che stupisce è che a farlo sia stato il Professore Ponti, proveniente, come si è detto, dalla Banca Mondiale.

Tre possono essere le ragioni dell’engagement di Ponti:

  1. lo studio è stato redatto dai suoi collaboratori aziendali di cui si è fidato, ed essendo egli impegnato in più lucrose attività professionali, vista la gratuità dell’incarico, non ha ritenuto di porre troppa attenzione ai contenuti;
  2. il progressivo avanzare dell’età lo ha portato a dimenticare le cose che a suo tempo conosceva bene e addirittura insegnava;
  3. come grandi artisti del passato (Mozart, Balzac solo per citarne alcuni), ha accettato di scrivere su commissione per compiacere il re di turno.

Per la mia conoscenza dell’uomo preferisco considerare come la più accettabile la prima ipotesi, provando pena personale nella seconda e sincera repulsione per la terza.

Se la logica proposta dovesse prevalere la conseguenza potrebbe essere analogo trattamento per le altre grandi infrastrutture ferroviarie; basti pensare alla Napoli Bari o alla Brescia Verona o alle altre importanti richieste che vengono da ogni parte del paese.

Spero che la politica sappia comprendere come stanno le cose ed eviti a questo nostro povero Paese di subire anche quest’ultima angheria.

                                                         Giuseppe Moesch

 

 

 

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