Che cosè un Partito

Ho una certa reticenza ad imbarcarmi in discussioni che non presuppongano la presenza di interlocutori, di persone, cioè di un aggregato di soggetti portatori di idee, intenti e gusti comuni tuttavia diversi però dall’universale[1].

Il perché è facilmente comprensibile quando i temi sono etici o morali e quando fanno riferimento all’uomo ai suoi desideri ai suoi valori, alla sua collocazione nella società e richiedono una consonanza forte tra i partecipanti alla discussione.

Certamente vi sono delle condizioni che potremmo definire pregiudiziali, che se non possono essere messe in discussione complicano notevolmente il dialogo; essere convinti ad esempio della sacralità della vita rende difficile una discussione con chi sia convinto dell’applicabilità della pena di morte, anche se questo non vuol dire che non bisogna tentare di verificare se ci siano possibilità di dialogo.

L’essere membri dello stesso partito, significa avere valori comuni, significa far parte di un’associazione di cittadini riuniti sotto un’ideologia comune e organizzati in una struttura articolata e generalmente gerarchica, che svolge attività politica all’interno di uno Stato, al fine di governarlo o di incidere sulla sua conduzione politica[2].

Ed ecco perché tendo a scrivere le mie riflessioni su un blog che è intitolato al PRI Lazio, ed a diffonderle sugli altri siti che hanno in comune il tema del PRI, ovvero quei valori che affondano nella tradizione ottocentesca facente capo al pensiero mazziniano e via via attraverso i grandi eroi, martiri e pensatori (è solo il caso di ricordare gli uomii del manifesto di Ventotene, Colorni, Rossi e Spinelli)che hanno permesso di superare la barbarie del fascismo e mantenere la fiaccola della libertà, fiaccola usata per tracciare la strade per la futura collocazione dei nostri valori nella storia futura del nostro Paese.

Non abbiamo risposto alle sollecitazioni che provenivano da sirene di destra e di sinistra, perché forte era l’orgoglio di sentirci altri e diversi da chi cercava collocazioni e sinecure, disposti anche a sacrificare la propria dignità.

Abbiamo avuto guide sicure nelle persone di Ugo La Malfa e di Spadolini, solo per citare quelli che hanno avuto un ruolo decisivo nella sopravvivenza del Paese nel dopoguerra e che insieme agli altri hanno elaborato, proposto ed offerto idee e valori ad una classe di politici di altri partiti, che non sempre hanno saputo mantenere salda la propria coscienza e la propria rettitudine.

Il cambiamento dei sistemi elettorali, voluti da chi cercava scorciatoie per conseguire il potere, con obiettivi non sempre e necessariamente trasparenti, hanno portato ad una trasformazione del fare politica, non più a servizio di ideali e di valori ma per raggiungere i propri interessi.

Non pensiamo certamente che il malcostume sia solo frutto delle passate legislature culminate negli scandali di mani pulite e seguenti, o delle attuali congreghe di paladini del pressapochismo e della mediocrità; assistiamo in questi giorni allo svilupparsi e all’espansione di consenso intorno ad individui di basso profilo nei quali la gente modesta si identifica e riconosce modelli facilmente imitabili.

È un sistema generato dall’appiattimento della società a cominciare dall’istruzione affidata a soggetti non più selezionati in tutti i livelli scolastici; docenti provenienti da università decadute e dove i titoli di studio sono inflazionati.

Nel Mezzogiorno in particolare assistiamo al fenomeno di lauree magistrali conseguite con il massimo dei voti per l’inflazione dei voti di esami, concessi da docenti arruolati con criteri approssimativi e spesso clientelari.

Tutta la società va adeguandosi verso il basso, ed il valore si misura con il successo elettorale ottenuto non con le idee bensì con le facili promesse di offrire ai votanti il paese di bengodi.

Siamo fatti di un’altra pasta, abbiamo la consapevolezza del nostro ruolo nella società, dell’obbligo morale che abbiamo nei confronti dei nostri maggiori e nella responsabilità nei confronti di quelli a cui lasceremo la nostra eredità morale.

È questo il motivo per cui non mi appare chiara la condizione in cui versa il Partito Repubblicano Italiano.

E allora rivediamo la formula indicata sopra: essere membri dello stesso partito, significa

  1. avere valori comuni
    1. sono quelli storici che ci hanno consegnato da Mazzini in poi i padri fondatori che molti oggi trascurano o ignorano presi da interessi particolari e personali
  2. far parte di un’associazione di cittadini riuniti sotto un’ideologia comune
    1. che non può essere confusa mescolando alle nostre idee altre provenienti da mondi che hanno in dispregio la libertà e la democrazia, siano essi assimilabili alla destra o alla sinistra.
  3. organizzati in una struttura articolata e generalmente gerarchica,
    1. che quindi nella libera discussione converge per riconoscersi in una linea politica comune, che una volta approvata da i membri del partito, diventi la linea comune. In altri termini presentazione di tesi basate su serie analisi del sistema politico, sull’andamento dello stesso e sulla valutazione delle cose che si ritiene non vadano bene indicando le linee che si intendono perseguire per il futuro.
  4. che svolge attività politica all’interno di uno Stato, al fine di governarlo o di incidere sulla sua conduzione politica
    1. quindi la funzione più importante è quella di svolgere attività politica.

È passato un anno dal congresso del dicembre 2017 e purtroppo il tentativo di svolgere attività politica è disastrosamente svanito nel nulla.

La Conferenza programmatica è stata impostata dal segretario come una passerella tesa a confermare una nomenclatura che neanche si riconosce più in essa.

Nessun dialogo con la base su alcun tema.

Nessuna presa di posizione sui temi caldissimi di politica interna o internazionale, dai migranti alla sanità, dalle pensioni al reddito di cittadinanza, dalla scuola alla politica economica e sulla politica estera nessun commento su fatti quali il Venezuela dove vivono milioni di discendenti italiani, al ritiro delle truppe dall’Afghanistan, dal ruolo italiano in Medio Oriente, dal commercio internazionale al nuovo sodalizio Franco Tedesco Britannico convergente verso una nuova politica nucleare dalla quale siamo ormai tagliati fuori; un solo modesto ed inutile belato sulla Brexit buttato là al di fuori di qualsiasi quadro di riferimento e niente sul conflitto che si va innescando con la Francia.

A tutto questo si aggiunge la presenza di un quadro organizzativo che si presenta eufemisticamente opaco in spregio alle dichiarazioni poste alla base del congresso del 2017.

Ovviamente in alcune aree ed in alcune sezioni il dialogo è ancora in vita ma non si identifica con una via tracciata e comune.

La domanda è allora: Ma questo è un partito politico?

Io credo che sia più incisiva l’attività di una bocciofila sul piano dei rapporti esistenziali in una società come quella italiana.

Spero che questa mie parole non debbano essere considerate come la mia personale sconfitta quanto o magari invece come un campanello d’allarme, una presa d’atto di quel che accade e che possa spingere il Segretario prendere atto di quando sta accadendo e ripulire il partito dalle mele marce ed avviarsi su una via diversa per ridare al partito quella dignità che all’oggi appare perduta.

[1] È questa la definizione di partito tratta dal Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani

[2] Dizionario Hoepli della Lingua Italiana

2 pensieri su “Che cosè un Partito

    1. Non intendevo proporre l’album degli antenati ma solo ricordare alcuni dei nostri maggiori. che hanno svolto un ruolo particolarmente significativo da citare in questo periodo. Mazzini ovviamenet, Colorni, Rossi e Spinelli che a Ventotene posero le basi per la costruzione dell’Europa. Che ci siano stati dei transfughi, e c’è ne siano anche di ritorno lo so bene. Ma se parliamo di Spinelli dobbiamo ricordare che a Ventotene non era in vacanza ed era portatore degli stessi valori degli altri due. La Malfa e Soadolini hanno lasciato una impronta importante nel dopoguerra, e so bene che Sforza o Del Pennino o Dutto per citarne solo alcuni,hanno avuto un ruolo altrettanto significativo.
      La cosa interessante che giustamente fai riferimento a Pacciardi, ma credo che il suo rientro al partito, sia la dimostrazione che certe scelte dovrebbero essere fatte su base razionali e non emotive o peggio ancora di meschini interessi come sempre più spesso accade.

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