I veri conservatori

 

Dopo il Congresso del dicembre 2017 e la decisione del penultimo Consiglio Nazionale di rilanciare il partito, attraverso l’indizione di una conferenza programmatica da tenere prossimamente a Roma, si è tenuta il 20 ottobre u.s. a Cesenatico la prima riunione, alla quale erano presenti, oltre al sindaco della bella città, un certo numero di iscritti locali e simpatizzanti del Partito Repubblicano Italiano, anche se con una età media dei presenti sicuramente superiore ai 65 anni, ma un numero assai meno significativo di amici provenienti dal resto d’Italia.

Dei vari temi che si era deciso di porre alla riflessione degli iscritti, eventualmente recependo i contributi di amici e simpatizzanti, vi erano quelli “politici”, “economici” e sociali” che attualmente impegnano il Paese, ed in particolare si era deciso di avviare la prima riflessione delle tre previste, mentre le altre due si sarebbero dovute tenere a novembre a Bari e a Padova incentrate sul tema:

Dal Parlamento ai Comuni: le idee del PRI per un assetto istituzionale moderno”.

Il metodo da seguire, così come era emerso da quel Consiglio Nazionale, prevedeva d’individuare una data per la Conferenza programmatica suddetta, durante la quale un documento elaborato da alcuni relatori adiuvati da esperti anche esterni, sarebbe stato discusso in sede plenaria e poi approvato dai presenti.

Personalmente avevo proposto, con una lettera ai membri del Comitato di segreteria, di portare il dibattito ad un livello di maggiore partecipazione attraverso l’invio del documento elaborato a tutte le sezioni del partito per farlo discutere agli iscritti e poi, con eventuali emendamenti, aggiunte o anche posizioni differenti, discuterlo a livello regionale, fino ad arrivare ad una posizione quanto più condivisa possibile, da utilizzare come posizione politica del partito, con una o più eventuali posizioni alternative, in vista del nuovo congresso da tenere il prossimo anno.

La proposta è stata rigettata, forse per difficoltà organizzative; infatti non in tutte le regioni la presenza del partito è stata considerata pronta ad affrontare un compito così gravoso, ma ancora più, forse, si temeva l’affiorare di posizioni di dissenso preconcetto e quindi un no “a prescindere“.

Il Comitato di segreteria ha comunque ritenuto utile moltiplicare le sedi del confronto ripartendo in tre zone e con tre autorevoli relatori principali più altri contributi, la preparazione del documento finale per la Conferenza programmatica.

Apparve quindi questa proposta come una accettabile via di mezzo tra quanto deciso in Consiglio Nazionale e le proposte avanzate in altra sede.

A Cesenatico l’amico Paolo Gambi ha presentato una ottima riflessione sul tema dell’Assetto istituzionale, ma a mio avviso, come ho avuto modo di esprimere in quella sede, senza toccare i problemi delle prospettive che si stanno palesando nel nostro Paese così come in Europa che negli USA che in Cina ed in giro per il mondo.

La perdita di riferimenti normativi certi, l’affiorare di proposte sovraniste, la crescita dell’euroscetticismo, la proliferazione di idee populistiche, non sono state affrontate, e quindi non sono stati fatti emergere i punti sui quali edificare la proposta repubblicana che dovrebbe caratterizzare la Conferenza Programmatica.

Ho discusso di ritorno a Roma con amici del partito, che mi hanno suggerito di aspettare gli altri incontri di Bari e di Padova, che avrebbero sicuramente dato il via alla preparazione del documento per il futuro della nostra proposta, ma è stata viva la sorpresa nello scoprire che l’organizzazione per l’incontro di Bari, non discussa nel Comitato di Segreteria, sia apparsa in un manifesto comunicato dal Partito con un panel da festa paesana, in presenza di relatori inadeguati a discutere un tema così complesso come quello indicato, ovvero:

“Oriente Europa e Italia le prospettive della nuova globalizzazione”

Ritengo che probabilmente il Segretario del Partito abbia delegato ad altri l’organizzazione della manifestazione, in spregio a quanto previsto ed auspicabile.

Da quello che si è visto a Cesenatico e da ciò che è avvenuto a Bari, emerge con chiarezza che stiamo avviandoci al fallimento di quella proposta che avrebbe forse potuto indicare un momento di cambiamento nel partito, indicare una via da seguire con rinnovati valori da parte dei repubblicani, ed offrire risposte a chi crede che nessuna delle forze in campo, a cominciare dal M5S e dalla Lega, possa dare corpo a riforme che possano portarci fuori dalla palude nella quale viviamo.

La terza manifestazione dal titolo:

L’alternativa politica ed economica per l’Italia protagonista del futuro

che doveva affrontare i temi economici è stata spostata a Massa, ed anche essa è stata segnata dalla riconferma di uno schema già esposto in altra sede e non coordinato con i temi delle altre sezioni.

La buona relazione dell’amico Saverio Collura, che ha utilizzato anche parte di mie riflessioni, ha correttamente affrontato il tema, analizzando la situazione a bocce ferme, in uno scenario privo delle indicazioni che avrebbero dovuto provenire dalle altre due riunioni di Cesenatico e di Bari, ma che per quanto sopra detto non hanno offerto spunti significativi per operare in scenari futuri.

La conseguenza è stata che si è giunti al giorno 15 dicembre data nella quale si è tenuto a Roma il Consiglio Nazionale per decidere sulla data della celebrazione del prossimo Congresso Nazionale senza riferimenti certi alla Conferenza Programmatica.

Ho nuovamente espresso in quella sede le mie perplessità sull’insieme delle proposte in particolare sul fatto che il Congresso avrebbe dovuto stabilire la linea politica del partito sulla falsariga delle conclusioni della Conferenza Programmatica che come ho detto non si è tenuta, né tantomeno si è stabilito in che data farla, né tantomeno è stata definita nei contenuti, se non attraverso una stanca e ripetitiva enunciazione di temi triti ed in parte obsoleti anche alla luce delle decisioni del governo.

Quale allora la necessità di scegliere da subito la data dei primi di marzo al più rinviabile di una settimana, quando non è chiara la ragione politica di questa scelta?

Probabilmente la motivazione è da ricercarsi nel desiderio di costituire una più compatta e coesa maggioranza negli organi di gestione del partito vista la costante assenza dei rappresentanti di alcune aree del Paese e di una confusa situazione in altre regioni, e forse con il segreto desiderio di modificare i vertici del partito stesso.

Le dialettiche interne ad una organizzazione politica sono il sale della democrazia ma nulla hanno a che vedere con le camarille che pertengono invece alle attività di bassa cucina e che mirano ad occultare desideri di raggiungere posizioni di vertice da parte di persone che adottano le medesime tecniche usate in passato dai dirigenti di partito in vista della spartizione dei posti di potere per la spartizione di prebende.

Io credo sia giunto il momento di chiarire il senso delle scelte che si propongono.

  • Nel caos politico di questi giorni, non abbiamo sentito alzarsi alcuna voce istituzionale da parte dei vertici del partito, ma solo un assordante silenzio;
  • Non abbiamo elaborato la nuova linea politica;
  • Siamo assenti sul piano del dibattito politico nazionale, salvo qualche raro episodio individuale;
  • Le sole enunciazioni che si hanno in giro sono quelle di alcuni che pur di giocare un ruolo accettano di essere figure insignificanti da contorno in liste elettorali locali, che vanno indifferentemente dalla destra alla sinistra:
  • La voglia di alcuni di superare questa condizione si esprime attraverso il tentativo ed il desiderio salvifico del ritorno di qualche vecchio uomo che da sempre ha optato opportunisticamente per una lucrosa altra collocazione e che oggi è disposto ad avallare tutte le scelte più scandalose che questo governo propone.

Alcuni scritti sui social sono i segni più evidenti del degrado insito nella patetica voglia di mantenere le posizioni acquisite; uno strapuntino in un consiglio Comunale, o la presenza urlata con offese gratuite per rafforzare posizioni di partito, o la non accettazione delle norme di partito e le decisioni prese da una piccola corte di mendicanti, hanno lo stesso valore.

L’urlo di Pompei di fronte alla straziante immagine dei corpi di cittadini vittime di un catastrofe naturale, può essere oggi espresso dall’urlo di Munch rispetto ad una catastrofe annunciata rappresentabile dalla marmaglia vociante al Circo Massimo a Roma.

Non ho trovato una immagine adeguata per rappresentare il senso di scoramento di fronte alla miseria di piccoli uomini, sciacalli sulle rovine di un partito onorabile: a ben vedere ci troviamo semplicemente di fronte all’espressione dei veri conservatori.

L’augurio che esprimo attraverso questo mio scritto è che ci sia un momento di resipiscenza e che quel minimo di dignità che ancora mi sembra di vedere in alcuni amici, possa emergere e cambiare l’impostazione ed i comportamenti di distratti pseudo politici.

 

                                                                 Giuseppe Moesch

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