Prove generali di eliminazione della democrazia

Si è verificato ieri uno degli strappi più violenti al sistema democratico del nostro Paese, ovvero l’esautorazione delle funzioni del Parlamento; il governo ha presentato un maxi emendamento modificante la legge di bilancio da approvare entro la serata, impedendo qualsiasi discussione sia in Commissione sia in aula avendo posta la questione di fiducia sul provvedimento stesso.

La teoria grillina dell’inutilità dell’organismo costituzionale, unitamente alla serie di provvedimenti liberticidi già ad oggi approvati, la cui genesi peraltro ha avuto origine già con i governi passati (vedi leggi ad effetto retroattivo come la Severino), sono stati ampiamente sottovalutati dall’opinione pubblica che ha accettato la sottrazione di pezzi fondamentali dell’intero sistema legislativo, come risposta alla soluzioni di problemi reali mai affrontati seriamente dalla politica.

La richiesta di sicurezza come la carenza di opportunità di lavoro viene affrontata con fanciullesca leggerezza attraverso il reddito di cittadinanza o altre forme assistenzialistiche invece che con la creazione di posti di lavoro; investimenti già programmati, avviati e con coperture finanziarie certe, vengono bloccati, proponendo invece la realizzazione di fantomatiche agenzie per il lavoro. Nello stesso tempo si bloccano le assunzioni nella pubblica amministrazione perfino per concorsi già avviati bloccando il tourn over con la conseguenza di peggiorare ulteriormente la qualità dei servizi offerti. Il risparmio di risorse così realizzato non serve per ridurre il deficit dello Stato ma per offrire una mancetta a giovani nullafacenti, per la veicolazione del consenso in vista dei nuovi appuntamenti elettorali. Si tagliano le pensioni, persino quelle più basse, rompendo il patto fiduciario tra i cittadini e lo Stato, trascurando che quelle pensioni più basse sono il volano attraverso il quale le generazioni più anziane mantengono i giovani, in assenza di un sistema che offra lavoro stabile e gratificante.

Provvedimenti proposti al solo scopo di épater les bourgeois come avviene quando si verificano fatti di sangue e vengono mobilitate forze dell’ordine i cui sforzi sono poi vanificati da norme applicate da una magistratura con comportamenti che talvolta rasentano il ridicolo oltre che offendono il buonsenso.

Processi di durata infinita, la cui lunghezza si amplia per un spostamento di qualche magistrato, persino nei casi più eclatanti, e con l’incriminazione facile che sembrano più un intervento a gamba tesa a favore di qualche parte politica o con un atteggiamento giustizialista a prescindere.

Questo è il contesto nel quale ci siamo ridotti, a causa di una chiara azione politica.

La  politica come solo mezzo per arricchirsi e per esercitare il potere per sè e per i propri accoliti. Azioni tese a semplificare il controllo del potere, eliminare gli avversari politici, per eludere il controllo e non per risolvere i problemi dei cittadini.

Non importa la parte politica che esprimeva nel passato proposte operative; si trattava quasi sempre di proposte provenienti da esperti nelle aree di competenza culturale e professionale, di menti qualificate prestate alla politica. Si poteva dissentire nel merito ma ci si trovava di fronte a proposte degne di attenzione.

Oggi sedicenti esperti propongono soluzioni idiote attraverso affermazioni basate su tesi di ignoranti oscurantisti (si pensi ai no VAX, no TAV, no TAP, con giustificazioni che se non fossero tragiche sarebbero da farsa).

Si arriva così all’ultima azione di ieri che impedisce ad un parlamento nel quale esistono ancora delle opposizioni di poter discutere nel merito di una legge che condizionerà le scelte del Paese.

La certezza di avere a disposizione una maggioranza militarizzata, che è consapevole del fatto che qualsiasi tentennamento si pagherebbe con l’esclusione dalle prebende del ruolo, permette di fare tutto ed il contrario di tutto.

Non credo valga la pena di discutere nel merito le proposte contenute nel maxi emendamento perché appare tuttora impossibile capirne gli estremi. Quello che è necessario evidenziare è che ci troviamo di fronte ad un latente colpo di Stato perpetrato dalla coalizione giallo verde. Il problema non è quello di attribuire la responsabilità della scrittura del provvedimento ai burocrati di Bruxelles manovrati dai rappresentanti franco tedeschi o dagli insipienti Ministri del nostro Paese. In questo momento per noi Repubblicani è il momento di prendere le distanze da scelte antidemocratiche assunte dall’esecutivo senza che nessuna voce si sia alzata contro questo scempio da parte di nessuno dei ministri in carica. Credo che nella violenza di questo episodio ci sia un elemento di positività ovvero quello di sgombrare il campo da equivoci portati avanti anche da taluni smaniosi appartenenti alla dirigenza del partito di poter partecipare alla spartizione del Paese auspicando alleanze con quei cialtroni che hanno permesso quello scempio, ed inoltre permette di capire la qualità degli uomini di governo tra i quali alcuni sedicenti repubblicani vorrebbero vedere nuovi leader da riprendere nel partito. Hanno finalmente gettato la maschera se pur ve ne fosse stato bisogno. Avevano accettato di partecipare al governo per interessi di bottega e vanagloria. È l’ora di dire con chiarezza che la segreteria del partito prenda le distanze da questi signori per non rischiare di farsi ascrivere nella stessa combriccola di mestatori o quantomeno di stupidi aspiranti fascistelli.

                          Giuseppe Moesch

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