Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale

 

costituzione-1030x615 Alcide De Gasperi          Enrico De Nicola          Ferruccio Parri

Perchè un partito?

Si tratta di un diritto sancito nella Costituzione, documento alla base della nostra comunità nazionale.

Non si tratta quindi di un dovere; nessuno ci obbliga a farne parte o a costituirne o a riesumarne uno.

Se ci riuniamo allora è perchè sentiamo la necessità di concorrere a determinare la politica nazionale.

Tuttavia se scorriamo le dichiarazioni ed  i conportamenti di rilevanti membri dell’establishment potremmo rimanere perplessi e forse anche stupiti dalle diverse accezioni.

Qualcuno confonde il Partito con “L’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon” pensando di sostituire alla parola Reali la parola Repubblicani.

Qualche altro pensa che si tratti di un luogo dove si possa dare sfogo alla propria vis poetica pensando di far parte della “Brigata dei Crusconi”, ed in qualità di appartenenti al gruppo recitare “per gioco cruscate, ossia discorsi colti ma dallo stile giocoso e scherzoso”.

Altri ancora pensano di accrescere il loro prestigio o quello dei propri cari entusiasti dell’essere affianco di un importante leader.

Ancora altri convinti di spezzare una piatta esistenza con partecipazione a manifestazioni definite pomposamente di carattere Nazionale.

Ed infine ma non certamente meno importanti, “I lettori di Giornali”; fino a poco fa La Repubblica e da un certo tempo a questa parte Il Corriere della Sera o il Sole 24 Ore, diventati fonti di informazione primaria in carenza di conoscenza propria.

Quotidianamente rileggiamo, riportati dai reduci ancora attivi sui siti del partito, i testi di interviste o di dichiarazioni di vecchi politici, molto più vecchi di chi scrive, passati a suo tempo dal partito, che non paghi dei trascorsi insuccessi ed artefici  delle condizioni pietose in cui versa il partito oggi, e sempre pronti ad offrire i propri servigi a chiunque pur di ottenere un altro riconoscimento della loro maestria, pontificano e trovano seguaci pronti a seguirli.

Se questo è il ruolo che stiamo decidendo di ritagliarci, allora tutta la strategia attivata, le discussioni sul nulla, le sagre di paese o le celebrazioni di se stessi non credo che possano suscitare interesse in altri e tantomeno in noi stessi.

La conferenza programmatica dovrebbe nascere dalla consapevolezza che se vogliamo partecipare e concorrere alla formazione della politica nazionale non possiamo farlo se non con proposte nostre adeguate al contesto che ci apprestiamo a vivere che a livello mondiale e nazionale sta subendo modificazioni epocali.

Non appare pensabile ripetere stancamente cose trite e ritrite fuori tempo; quelli che amano questa possibilità emigrino pure verso altri lidi ma non cerchino asilo in un luogo che è stato glorioso ma che non può essere trattato come un cimitero.

Si abbia il coraggio di abbandonare la lotta piuttosto che offendere i principi ispiratori.

Analizziamo la situazione con un forte dibattito di politica internazionale ed interna, parliamo dai problemi senza compiacerci in semplificazioni inutili.

Ricordiamoci che siamo eredi di uomini che hanno sacrificato la vita per degli ideali: cerchiamo di non scrificare la dignità per affarucci di bottega.

                                                               Giuseppe Moesch

 

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