Torna la Fiera del Baratto e dell’Usato

 

La richiesta giunta da molti uomini e donne del partito di un momento di riflessione sui valori e sulle liee guida e programmatiche per gli anni a venire è stata proposta sollecitata ed infine decisa nei mesi scorsi dopo il Congresso di dicembre.

Le ragioni di fondo risiedono nella constatazione della situazione di caos che regna ormai sovrana nel nostro Paese, dove apprendisti stregoni stanno operando per abbattere quello che con fasi e risultati alterni si è tentato di erigere negli ulimì 70 anni dal dopoguerra in poi.

Uomini d’ingegno, politici provenienti dal mondo prefascista, eroi della resistenza, intellettuali e lavoratori ansiosi di esprimere le loro potenzialità, hanno saputo affrontare le difficoltà di un Paese semidistrutto dalla guerra e reduce da un lungo periodo di assenza di confronto internazionale.

In questo lungo lasso di tempo molti sono stati i pericoli che si sono dovuti affrontare e molteplici sono stati i muri da abbattere per tentare di rendere compiuta la democrazia all’interno di un quadro istituzionale ben difeso da una Costituzione definita da tutti la più bella del mondo.

Rigurgiti di fascismo, lotte agrarie, il ‘68, le lotte per l’emancipazione delle donne dal divorzio all’aborto, per la difesa dei diritti elementari, e la maggiore equità sociale, per il diritto allo studio e l’estensione delle tutele e del welfare, dalla sanità alla previdenza per i più deboli e gli anziani, questi sono stati i temi sui quali in pratica fino agli anni ’80 si è cercato di superare gli egoismi di parte e quelli ideologici, e statisti di grande spessore hanno saputo, hanno capito che soltanto il compromesso tra le differenti posizioni poteva far convergere la politica verso posizioni conciliabili nell’interesse del Paese e dei cittadini che lo abitavano, superando periodi drammatici della nostra storia dove l’ideologia spiccia brigatista avrebbe voluto imporre soluzioni rivoluzionarie.

Noi sappiamo bene quanto i rappresentanti di quel credo repubblicano che affonda le sue radici nelle lotte per l’unità del Paese che nel credo mazziniano dovevano essere riunite nella logica repubblicana abbiano saputo offrire un contributo assai più grande rispetto alla rappresentanza parlamentare, e come i La Malfa, i Visentini, gli Spadolini, i Del Pennino, i Galasso, i Compagna e tutti gli altri ed alti pensatori abbiano saputo contrapporsi al divenire delle derive di più varia natura.

A partire dagli anni ’80 la politica del nostro Paese è andata sempre più identificandosi con l’immagine personale dei leader a cominciare da Spadolini e Craxi, anche se ad essi si affiancavano ancora personaggi di grande rilievo. ed intanto continui aggiustamenti della rappresentatività politica e parlamentare e maneggiamenti costanti di leggi elettorali rendevano il sistema sempre più fungibile all’”uomo solo al comando”.   Il prevalere della grande finanza ha messo in discussione l’intero sistema, appoggiando e supportando figure “a servizio” facendo emergere nuove figure intorno alle quali di sono ammucchiate i élites di partito, rimescolando le carte, facendo perdere identità ai partiti stessi e snaturandoli, con la conseguenza che l’elettorato non ha più saputo riconoscersi in formazioni politiche definite.

A peggiorare la situazione è arrivata l’idea che i finti leader potessero rafforzare e semplificare la vita politica attraverso un controllo più stretto del Paese con l’introduzione della legge maggioritaria e con tutti gli artifici vari, comprese le manomissioni della Costituzione ed infine con il fallito referendum renziano.

Il potere per il potere.

I bisogni dei cittadini hanno reso facile la vita a chi ha intercettato queste istanze, ad a permesso agli ultimi fautori della primazia degli interessi economico finanziari e della leadership dei singoli individui di teorizzare la non necessità del Parlamento, in quanto i problemi si risolvevano sulle piazze con facili slogan.

Personaggi improbabili, ignoranti e populisti hanno occupato le stanze dei bottoni mentre all’interno del Paese le condizioni si aggravano ed all’esterno stanno mutando gli equilibri complessivi.

È questa la situazione e sono queste le ragioni per le quali si era sentita la necessità di un rilancio della presenza repubblicana, ed era per questo che dopo il congresso del rinnovamento si sentiva il bisogno di analizzare i problemi, di sviscerarli e di cercare soluzioni che non possono che transitare attraverso il confronto anche aspro se si vuole, ma da non risolvere con festeggiamenti paesani, certamen lirici ed esaltazione della mediocrità.

Ho più volte riaffermata la necessità di rompere lo schema destra sinistra che ormai i fatti hanno smentito; come me altri nel partito hanno sentito questa necessità, e molti altri anche all’esterno stanno andando in questa direzione.

La necessità di portare avanti iniziative di confronto con altre forze liberali e democratiche appare sempre più urgente.

Non abbiamo necessità di festeggiare noi stessi appoggiandoci a qualche stampella di turno, tradendo così il bisogno di innovazione delle donne e degli uomini repubblicani, bensì di capire se abbiamo ancora la capacità di proporre idee.

                                                 Giuseppe Moesch

p.s.

Ho indicato di seguito due siti sui quali trovare esempi di come il dibattito cominci ad essere interessante in altre aree.

Il primo vede impegnati alcuni soggetti di area laica liberale socialista, moderate da un giornalista ex vice segretario del PRI.

http://www.radioradicale.it/scheda/556851/spread-debito-no-tav-rottura-con-leuropa-italia-a-rischio

Il secondo è un intervento a tutto campo di un ex segretario del Partito Radicale, Geppi Rippa. che affronta i temi che indicavo sopra confrontandosi con esponenti della ex DC dei quali uno transfuga nella Margherita.

http://www.radioradicale.it/scheda/557315/presentazione-del-libro-laltro-radicale-essere-liberali-senza-aggettivi-di-giuseppe

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