Del tempo che passa

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Ho preso spunto da un messaggio letto per caso su uno dei social che riportava scritto:

Del tempo che passa mi interessa la gente che resta”

Ho letto lo scritto ed ho pensato alla situazione politica del nostro Paese e dell’Europa in generale, e dell’intero emisfero occidentale con i suoi valori esportati in tutto il mondo ed in parte imposto come modello dell’economia dominante.

I valori di cui siamo espressione sono quelli basici della cultura mesopotamica, ebraica cristiana, classica greca e latina e giunti fino a noi attraverso percorsi di affinamento, talora violento, ma che con alterne vicende, almeno da tre secoli, si è evoluta offrendo ad un numero sempre crescente di uomini il desiderio di condividere quei valori.

Purtroppo l’evoluzione non sempre realizza percorsi lineari ed oggi il messaggio che riusciamo a diffondere ad una platea sempre più vasta, compresi i popoli di aree più povere del mondo, è che sia possibile vivere bene in alcuni luoghi e sicuramente meglio che in altri, senza trasmettere informazioni su come sia possibile ottenere quei risultati, e che una distribuzione del benessere assai sperequata ed in alcuni casi addirittura iniqua, possa essere superata in modo anche traumatico non rispettando più le regole del gioco.

Altre volte la storia ci ha mostrato come fenomeni di questo tipo siano stati affrontati in maniera rivoluzionaria sovvertendo sistemi consolidati, ma in questo periodo, non vi sono segnali in tale direzione; non è che auspicassi il contrario, ma la condizione è tale che non c’è neanche la voglia di una reazione violenta, ma solo il desiderio di consumismo senza alcuno sforzo.

Non sempre siamo in grado di comprendere gli eventi che viviamo. Spesso ci appaiono come fenomeni inaspettati, incomprensibili rispetto ai quali nulla possiamo fare per ignoranza oppure perchè li riteniamo imprevedibili.

Nella maggior parte dei casi si tratta di stupida superficialità, di trascuratezza di comportamenti anche quando tutti i segnali che ci venivano dall’esterno indicavano con esattezza quali sarebbero state le conseguenze di un nostro non agire.

E’ di questi giorni la predisposizione di un provvedimento a favore dei terremotati di Ischia, del 2017 che provocò notevoli danni, 2 morti e 42 feriti. La zona di Casaicciola non è nuova a questi fenomeni ed è storia abbastanza recente, 1883 che un violento sisma provocò oltre 2000 morti, ed è dal 1935 che la zona è dichiarata zona sismica di secondo grado.

L’incuria o ancora peggio la connivenza delle forze politiche non è stata in grado di proteggere insieme al territorio le vite degli uomini che in quelle zone vivono. Oggi assistiamo alla predisposizione di un documento sconcertante, ovvero alla sanatoria di tutte le situazioni di abusi edilizi che potranno essere probabilmente causa di future frane e di futuri disastri.

Dopo una catastrofe, dopo un terremoto più o meno chiaramente annunciato ciò che resta è solo morte e distruzione: Pompei lo dimostra, e le persone che restano sono quelle immortalate dai calchi di gesso.

                                                       Giuseppe Moesch

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