Sono gli uomini non le infrastrutture che uccidono

 

Ecclesiaste 3

1 Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
2 C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
3 Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire.
4 Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare.
5 Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
6 Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
7 Un tempo per stracciare e un tempo per cucire un tempo per tacere e un tempo per parlare.
8 Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

Ora che le luci dei riflettori si sono spente sulla ribalta dei funerali di Stato di 19 povere vittime dilaniate dalle macerie del ponte crollato a Genova, possiamo tentare di affrontare in modo costruttivo i problemi che ci sono stati gettati in faccia.

In questi giorni “esperti” di tutte le razze da semplici frequentatori di bar dello sport ad autorevoli rappresentanti di partito, compreso il nostro, hanno sentito la necessità di spiegare come e perché sia avvenuto il disastro, di chi siano le responsabilità e principalmente come e su chi consumare la vendetta.

Ciò che stupisce maggiormente è comprendere il comportamento delle famiglie di quei poveri disgraziati, 19 su 43, che hanno accettato di fare da comparse allo spettacolo nauseabondo di aspiranti papi o aspiranti capi di stato e leader politici che hanno mobilitato tutti i media per offrire al Paese uno spettacolo indecente.

Nello stile che oramai è abituale, ci siamo trovati di fronte ad una selva di uomini e donne alla ricerca di uno spazio di visibilità per continuare a raccogliere consenso con comportamenti populistici e forcaioli, in assenza di una qualsiasi analisi critica su quello che è accaduto.

Quegli stessi uomini che per tutta la campagna elettorale e dopo, hanno rifiutato di prendere atto delle fragilità del Paese, della necessità di essere al passo con i tempi, hanno deciso di rigettare la razionalità e le indicazioni della scienza, come nel caso dei vaccini, affidando a ciarlatani la divulgazione di “verità scientifiche false”, di rigettare opere infrastrutturali indispensabili,  frutto di un progetto complessivo iniziato 35 anni fa e coerente con lo sviluppo europeo, considerate spreco di risorse, in nome di una analisi costi benefici, di cui ignorano il significato e che è peraltro già compresa di default nei progetti,  confondendola con una analisi finanziaria di breve periodo nella speranza di rastrellare risorse da destinare a varie forme di sussidio pubblico.

Abbiamo sentito di tutto in questi giorni.

Dai fulmini inviati da Giove per punire gli uomini, agli schizzi di pioggia caduti indicate subito come possibili cause del disastro, ci si è accorti poi di una cosa che gli esperti conoscevano da sempre, ovvero che il “Ponte Morandi” progettato cinquant’anni orsono presentava da tempo seri problemi strutturali, tanto che si era parlato spesso dell’opportunità di abbatterlo. Che la situazione fosse pericolosa era arcinoto tant’è che già dal tempo della legge obiettivo si era messo mano ad un disegno complessivo che comprendeva la risistemazione di tutto il sistema dei trasporti dell’area genovese con la realizzazione del terzo valico, della sistemazione del nodo ferroviario del raccordo con la Francia sia ad ovest che a nord, e sul piano stradale la realizzazione di quella che prima fu denominata come “Passante autostradale di Genova” successivamente come  “Nodo autostradale e stradale di Genova comprese infrastrutture di raccordo (Tunnel Rapallo-Fontanabuona, Santa Margherita)” ed infine “Gronda”.

È evidente che queste cose i neofiti della politica dei trasporti le ignorano, ed è altrettanto evidente che non possono neanche comprendere come un quadro così complesso possa essere trattato con indifferenza.

Pensare di tagliare investimenti considerati inutili per recuperare quattro soldi da destinare all’acquisto del consenso è semplicemente demenziale.

Nel programma del partito repubblicano presentato per le elezioni del 2018 sono indicati alcuni punti che credo possano essere riletti oggi alla luce degli eventi di questi giorni.

Riferito alle infrastrutture trasportistiche, il programma conteneva alcune indicazioni sulle priorità che il nuovo governo e che comunque i repubblicani avrebbero adottato se fossero stati al governo sintetizzabili così

  1. Ridiscussione dell’accordo Anas Ferrovie dello Stato
  2. Completamento delle opere infrastrutturali già avviate
  3. Piano Nazionale di manutenzione ordinaria e straordinaria
  4. Sicurezza
  5. Attuazione dei piani e programmi per la ricollocazione del paese nel contesto mondiale con il rilancio del Mediterraneo
  6. Rilancio del trasporto aereo
  7. Trasporto per condotta.

I fatti degli ultimi giorni dimostrano in maniera inequivocabile che la nostra analisi e le proposte per il futuro erano assolutamente in linea, punto per punto, con le esigenze del paese.

Il tentativo sciagurato di fusione tra ANAS e FS non era altro che una operazione finanziaria tesa ad accrescere il peso del PD all’interno di quelle realtà e di disporre di risorse finanziarie da recuperare sul mercato utilizzando il rating delle ferrovie per finanziarie opere pubbliche per l’ANAS oltre a quelle necessarie per attuare politiche assistenzialistiche e veicolatrici di consenso.

Il completamento delle opere infrastrutturali già avviate di cui faceva parte anche la gronda erano una risposta alle necessità note.

La tragedia del viadotto Morandi è la conseguenza della inadeguatezza dei piani e delle attività di prevenzione e di messa in sicurezza delle Infrastrutture. Chi ha redatto le Convenzioni ha ragionato a favore degli affidatari e non della collettività. Lo Stato ha l’obbligo del controllo e non può delegare allo stesso controllato il compito di vigilare su sé stesso. Sembra incredibile, ma tutti i governi che si sono succeduti da quello guidato da Prodi in poi, hanno tagliato le risorse destinate al controllo e da qui l’impossibilità di verificare cosa succede nelle aziende, sulle strade creando le condizioni per le morti sul lavoro.

 Oltre 40 morti non sono la conseguenza di fatalità o di condizioni esterne al sistema né tantomeno errori umani ovvero omissioni.

Le indagini della Magistratura credo che proveranno, a meno di valutazioni politiche, che le procedure previste sono state sicuramente rispettate.

Ovviamente questo non rappresenta una risposta per le famiglie delle vittime e per l’intera società che subisce le conseguenze di una situazione paragonabile a quella di un terremoto o di un attentato.

L’incendio della cisterna sull’autostrada a Bologna a seguito di un tamponamento ripropone drammaticamente il tema della sicurezza e l’urgenza di affrontare in tempi brevi il problema del trasporto degli infiammabili attraverso sistemi più sicuri quali per esempio quelli per condotta.

Il sistema infrastrutturale ovviamente comprende il sistema portuale ed il ruolo che esso dovrà svolgere nei prossimi anni in un bacino di cui l’Italia rappresenta la sponda Nord.

La politica degli ultimi governi che hanno proposto prima la moltiplicazione delle autorità portuali e poi una riduzione minima delle stesse, non va certo nella direzione del coordinamento ma solo della moltiplicazione delle cariche e dei posti di potere.

Il problema dell’Alitalia che con puntuale cadenza si ripropone non può venire risolta se non si affronta con chiarezza il tema del controllo dei costi di produzione, all’interno del quale quello del lavoro è certamente centrale.

I citati punti del programma elettorale del partito per le elezioni del marzo scorso, credo che non siano stati assimilati o compresi neanche da tutti gli iscritti e perfino dai candidati, più interessati alla loro collocazione sulla base di meschine logiche e convenienze locali, nel tentativo di essere accolti nei gruppi di sinistra o di destra, che come è evidente non ha più nessun significato.

Mi auguro che la Conferenza programmatica, che dovrà essere discussa in tutte le sedi di partito, sarà il luogo dove saranno ribadite le nostre posizioni, sperando che i media adottino nei nostri confronti un atteggiamento meno ostile e prevenuto e non continuino a svolgere una semplice funzione di supporto ai vincitori o a quelli che vorrebbero come vincitori, e svolgano un ruolo a favore degli interessi dei cittadini.

Giuseppe Moesch

p.s. Per chi fosse interessato ad approfondire il tema Gronda Genova, può fare riferimento al seguente sito:

https://www.grondadigenova.it/wp-content/uploads/2018/02/Gronda-Relazione-conclusiva-della-Commissione.pdf

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