VALUTAZIONE COMPARATIVA

Per espletare le procedure di selezione dei candidati alla copertura di posti nella pubblica amministrazione, si procede attraverso una valutazione comparativa dei curricula degli aspiranti che devono comunque esibire titoli minimi per poter accedere oltre eventualmente alla valutazione delle attitudini e delle capacità con esami, test o quant’altro si ritenga capace di selezionare correttamente il futuro assuntore di responsabilità.

Procedura analoga viene svolta per selezionare i cantanti da proporre per le future competizioni canore o per la scelta di future soubrettes, dove di volta in volta i requisiti non saranno dati dalla quantità o qualità di articolo pubblicati su riviste internazionali, o dalla consistenza delle esperienze maturate nell’espletare ruoli analoghi, ma ad esempio dalla qualità della voce o dall’estensione della stessa, o dalla generosità delle scollature.

Tratto comune è comunque l’esistenza di regole certe, conosciute da tutti ex ante, ed una commissione giudicante di persone idonee a valutare i candidati.

Può talvolta capitare che alcuni suggerimenti interessati possano convincere i giudici a glissare su alcuni punti o addirittura a sovvertire le graduatorie, ma questo fa parte del malcostume imperante.

Unica eccezione a quei principi, è la selezione dei candidati alle elezioni politiche ed amministrative. Le proposte sono formulate dai partiti e la valutazioni sono fatte dal corpo elettorale che in base alla fiducia riposta nei partiti fanno crescere il consenso e promuovono i candidati in numero crescente.

Tutto il gioco si tiene sulla consapevolezza che gli elettori hanno della serietà con la quale i partiti hanno selezionato i candidati e la intima coerenza delle proposte politiche presentate all’elettorato.

Da quanto detto non è rilevante quindi la scelta politica, ma quello che conta è che sia chiaro che le proposte, anche se rivoluzionarie o estremistiche, siano chiaramente espresse, e che le conseguenze delle scelte che si propongono siano comprese dagli elettori; quindi se si decide di proporre soluzioni che comportano spese incompatibili con le risorse disponibili, si enunci con chiarezza dove si vanno a prendere i denari necessari per attuare quelle politiche. Posso decidere di rivedere le spese per le pensioni, per la sanità, per l’istruzione, o applicare una imposta sui patrimoni per garantire il reddito di cittadinanza, ed è tutto legittimo, ma nel formulare la proposta devo essere chiaro con chi la vota e fare anche capire quali siano le conseguenze delle scelte che si propongono.

Scegliere di tagliare le pensioni implica la decisione di trasferire risorse dalle persone più anziane ai più giovani. Ridurre le spese per la sanità significa peggiorare la qualità della vita dei cittadini e migliorare le condizione di benessere di chi potrà disporre di danaro senza produrre nulla. Il singolo può decidere autonomamente che sia giusta dal proprio punto di vista l’una o l’altra soluzione, ma lo dovrà fare consapevole delle conseguenze. Proporre slogan senza la completezza delle informazioni implica raccogliere consensi su base emotiva eleggendo alle cariche pubbliche persone che non hanno spiegato come faranno per attuare quelle proposte che le hanno condotte in parlamento o alla gestione delle strutture politiche ed amministrative.

Mentre il trasformismo porta con disinvoltura a modificare le proposte che risultano irrealizzabili, il problema più drammatico si manifesta nella impossibilità di modificare il DNA dei soggetti eletti. Le proposte populistiche sono frutto della profonda convinzione dei loro tifosi, che nella maggior parte dei casi, in base ad una completa assenza di informazioni scientificamente corrette esprimono opinioni rimasticate destituite di qualunque fondamento; vedi ad esempio le posizioni cosiddette no VAX, no TAV, no TAP, ed in genere tutti gli interventi di carattere collettivo all’interno dei quali rientrano quelli dell’istruzione, della difesa e della coerenza con le condizioni al contorno.

Non intendo dire con questo che non si debbano ridiscutere situazioni che consideriamo inique o incompatibili con le esigenze della nostra collettività, ma solo che non appare accettabile che le decisioni possano essere prese ad esempio sulla base della diffusione di notizie senza senso come il caso dell’autismo derivante dai vaccini o dall’inutilità della costruzione di infrastrutture basate sull’ignoranza delle conseguenze della non costruzione.

La cosa peggiore è sentire taluno sproloquiare sulla necessità di procedere all’analisi costi benefici per valutare dell’opportunità di andare avanti con opere già in avanzata fase di realizzazione; se quegli ignoranti non dico avessero studiato, ma appena appena avessero letto le istruttorie svolte avrebbero scoperto che per legge tutte le opere criticate sono sottoposte ad uno screening accurato non solo sulla fattibilità tecnica, ma prima ancora sulla coerenza e sulle analisi non solo costi benefici ma anche di impatto ambientale,  svolta da tecnici preparati, ma anche sulla disponibilità di risorse, avallate da organi di controllo, estremamente rigorosi.

Gli ignoranti neofiti che hanno sbandierato le loro scelte no qualcosa, chiedendo di svolgere analisi costi benefici hanno seguito le indicazioni di professori venduti che confondono, e non per ignoranza ma per convenienza professionale, l’analisi costi benefici dell’opera con banali conti della serva su base finanziaria di breve periodo.

I politici eletti tra una schiera di ignoranti da parte di elettori che non sono stati informati delle conseguenze delle loro scelte, sono anch’essi facilmente adescabili da parte di quei pifferai magici portatori di interessi inconfessabili e prezzolati da lobbies.

Questa è la drammatica situazione nella quale ci troviamo a cui si aggiunge che il cosiddetto rinnovamento ha portato alla luce fenomeni che appartengono alla logica dell’accesso al potere per potersi arricchire, in maniera più o meno lecita. Lo scadimento della classe politica non è certo da ascrivere ai soggetti politici che oggi hanno il potere a livello nazionale, ma alle precedenti strutture politico amministrative.

Sembra surreale l’assordante silenzio dei media che rincorrono anche il più piccolo sentore d’inquinamento dei nuovi, dimenticando quanto fatto da quelli che li hanno preceduti.

Intorno a duemila anni orsono un singolare individuo riformatore e conservatore voleva ripristinare le condizioni di purezza dei valori della propria religione, prima scacciando i mercanti dal tempio ed invitando poi a guardare i travi nei propri occhi, invece che i fuscelli in quelli degli altri.

Temo che il tempo ci mostrerà che anche questi nuovi avranno travi, poiché sono i costumi che sono ormai corrotti ed i valori sono oscurati dai nuovi valori espressi dai nuovi paradigmi.

Una scuola decaduta, genitori inadeguati ed esempi espressi da una televisione e da mezzi di comunicazione fuori controllo propongono modelli compatibili con quello che giornalmente ci viene sottoposto.

Quello che è veramente cambiato è la sudditanza degli analisti politici e di costume, che per difendere i loro privilegi, chiudono gli occhi di fronte a quanto accade.

 

                                                                                                 Giuseppe Moesch

 

 

 

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