PARALIPOMENI DEI PARALIPOMENI DELLA BATRACOMIOMACHIA

Rane e topi 2     Granchio 2     Rane e topi

Giacomo Leopardi, ebbe modo di tradurre in gioventù un’opera greca erroneamente attribuita ad Omero dal titolo “Batracomiomachia”, ovvero “La lotta tra le rane ed i topi”. Anni dopo volle stigmatizzare la situazione politica dell’epoca scrivendo un testo satirico, “I paralipomeni della Batracomiomachia”, ovvero la continuazione di quella guerra, adattandola alla condizione in cui vivevano i patrioti liberali, i topi del suo racconto, oppressi dallo Stato della Chiesa, le rane, aiutate nella repressione dall’Austria, i granchi del racconto.

Mi è ritornato in mente questo pamphlet, leggendo le stupidaggini che girono sui social in questi giorni che ricordano molto gli schiamazzi contro la perfida Albione o le responsabilità dei poteri demoplutogiudaicomassonici che spiegavano facilmente quale fosse l’origine di tutti i mali che il nostro Paese subiva durante il ventennio fascista. Pensavo stupidamente che la crescita culturale media fosse aumentata ed ancora di più ritenevo che soggetti interessati alla politica, come quelli che si autocelebrano come appartenenti al Partito Repubblicano fossero stati in grado di superare questo livello di aberrazione culturale, ed osservare la realtà e capire che i nostri guai, oggi come allora, nascono dalla insipienza di chi ha governato e dalla politica di raccolta voti basata sul lassismo, ed il non controllo della spesa pubblica.

Oltre sei mesi fa ebbi modo di esprimere il mio pensiero in merito alla situazione politica del Paese, il video è disponibile sul sito di Radio Radicale, e fui analista facilmente capace nell’affermare che la dicotomia destra sinistra era una visione ormai superata. Ovviamente non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Perfino nel nostro partito ci siamo trovati di fronte a chi avrebbe voluto schierarsi con l’una o l’altra forza in campo, sulla base di miseri interessi di bottega senza rendersi conto che non c’era più spazio per furberie di quart’ordine; i due schieramenti erano già traballanti di fronte alla crescita dei leghisti e dei pentastellati. I risultati elettorali hanno confermato le mie previsioni, e così ci siamo ritrovati nella situazione di stallo voluta dai partiti vincitori; pensando che nuove elezioni avrebbero consolidato ed incrementato il vantaggio portando i due gruppi ad avere la maggioranza assoluta in Parlamento, stanno guidando tutti verso elezioni anticipate. Dopo un lungo periodo di inutili tentativi, infatti, si è arrivati alla redazione di un accordo dettato dalla postulata esistenza di un piano per la gestione del Paese sulla base di un fantasioso contratto di governo, si badi bene non di un programma aperto alle analisi ed alle modificazioni di un parlamento responsabile, ma ripeto di un contratto tra proprietari della cosa pubblica.

Il contratto prevede alcuni punti fermi tra i quali è assai importante il vincolo di mandato per evitare qualsiasi defezione in caso di resipiscenza da parte di qualche deputato o senatore dissidente, che avrebbe potuto pensare di mettere in discussione il contratto.

Il gioco al rialzo posto in essere dai due soci in affari prevedeva una soluzione d’emergenza ovvero la possibilità di non potere o volere governare, scaricando questa responsabilità sulle spalle  scaricando sul Presidente della Repubblica la decisione del mancato varo del Governo, che non accettando il nome di un eccellente economista con il quale mi pregio di aver collaborato oltre trentacinque anni orsono, preoccupato per le speculazioni che intorno a quel nome si andavano accumulando sulla base delle di lui convinzioni scientifiche in merito alla validità della scelta di una moneta europea in assenza di una politica comune condivisa.

Era chiaro a tutti quelli che appena capiscono di politica, che le motivazioni del Capo dello Stato erano fondate sulla preoccupazione che qualcuno potesse voler speculare sul timore di una politica italiana da costruire sulla fuoriuscita dall’euro, timore confermato come si è visto dalle variazione nei valori dello spread e dei titoli di Stato oltre che degli indici di borsa dei giorni scorsi.

Le forzature dei due aspiranti leader erano motivate dall’idea di per potere ritornare al più presto alle urne ed incassare, da bravi operatori di borsa, il premio per le plusvalenze accumulate.

Quindi un piano A) rendere insignificante il ruolo del Capo dello Stato al quale imporre una soluzione inaccettabile; ed un piano B) andare alle elezione vestendo la tunica da martiri.

Basta sentire le pronte reazioni dei due leader tra cui quella di Di Maio che sosteneva di aver proposto a Mattarella altri due nomi per il dicastero dell’Economia, fatto peraltro immediatamente smentito dal Quirinale. Come notazione aggiuntiva c’è che dei due nomi che lo stesso Di Maio aveva proposto uno è il più rigido assertore dell’uscita dall’euro, certamente assai più di Savona più possibilista, e l’altro è un uomo condannato in primo grado per bancarotta fraudolenta, che in teoria quindi avrebbe dovuto essere inaccettabile per il M5S, in quanto quella condanna, ancorché non definitiva, avrebbe significato rinnegare in partenza quanto scritto sul contratto. Ma tant’è, questi sono i valori che fanno capo a gente che vorrebbe accusare il Capo dello Stato di attentato alla Costituzione.

Ogni volta che si prendono decisioni tuttavia, esiste sempre un piano 0 che è quello del non fare nulla, che nella fattispecie sarebbe stato il tenersi il governo Gentiloni, in attesa che si potesse sbloccare lo stallo.

Ma, come per tutte le scelte, anche in questo caso esiste anche un piano C) che potrebbe essere tentato.

Rifacendomi a quello che vado dicendo ormai da mesi, la dicotomia manichea destra sinistra è ormai cosa consegnata alla storia. Ci troviamo di fronte ad una emergenza nazionale che potrebbe condurre anche a forme di reazione violenta che vanno assolutamente disinnescate, e solo una sana e consapevole presa di coscienza di forze politiche altre, rispetto a quelle potenzialmente eversive rappresentate dalle due formazioni Lega M5S. Se tutte quelle forze si mettessero intorno ad un tavolo per tentare di trovare soluzioni condivise per affrontare i problemi della gente con spirito costruttivo e senza revanscismi accettando con spirito critico di rivedere le posizioni assunte, allora sarebbe possibile raggiungere un accordo di legislatura per raddrizzare il Paese. Il vero problema in questo caso sarebbe quello di dover superare gli egoismi dei leader, e la loro legittima voglia di premiership, che potrebbe essere ferocemente penalizzata da un lato, per Berlusconi e gli altri leader storici della destra e della sinistra, dall’età che poco probabilmente gli consentirebbe di poter aspettare un lungo periodo prima di poter ritornare al potere e per gli altri, Renzi e gli attuali aspiranti sostituti, costretti a misurarsi in un’arena più vasta ed inusuale nella quale non vi sarebbero i paracadute a cui sono abituati. Purtroppo c’è da prevedere che tutti preferiranno una competizione nella quale tutti finiranno sconfitti, e che segnerà il trionfo del lato oscuro della nostra società e della nostra cultura.

                                                                                                 Giuseppe Moesch

 

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