CHI SBAGLIA?

DSC_0053.JPG            Torre di Babele           DSC_0052.JPG

Insita nel sistema democratico è l’idea che la volontà dei cittadini sia sacra.

La militanza nel Partito Repubblicano e nei valori da sempre espressi da questo partito non permettono di avere dubbi.

Nei giorni scorsi tuttavia ha cominciato a serpeggiare anche nelle nostre fila l’idea che i milioni di cittadini che hanno votato per la Lega o per il M5S abbiano sbagliato nelle loro scelte populiste e demagogiche così come  sono state espresse nel voto del 4 marzo.

Il reale problema non è quello di concordare sulla fallibilità degli individui bensì sul perché si facciano quelle scelte.

C’è un principio di uguaglianza che informa lo spirito democratico che è quello della convinzione che ognuno sia libero di esprimere le proprie idee e di portarle avanti. Ovviamente quelle idee sono l’elaborazione delle informazioni che si posseggono.

Grandi pensatori hanno rivoluzionato interi Stati o anche continenti, forme di governo, sistemi economici e sociali analizzando i fatti e proponendo soluzioni alternative a quelle vigenti. Anche in anni recenti, nel secolo passato abbiamo vissuto sulla nostra pelle tentativi di modificazione delle forme economiche e sociali, in maniera riformista e molte volte con tentativi rivoluzionari, ma sempre guidate dalle idee di pensatori considerati forse ideologicizzati ma portatori di un disegno complessivo della società nella consapevolezza del sistema di relazioni esistente e nella convinzione che si potessero proporre soluzioni coerenti al loro interno.

I soli momenti nei quali tentativi rivoluzionari più o meno cruenti sono sorti come forme di protesta dal basso, per reazione a condizioni di sopravvivenza impossibile, hanno raggiunto qualche risultato sono quelle nelle quali le folle sono state “gestite” da soggetti portatori di interessi che hanno approfittato della loro capacità di coordinamento per condizionare gli uomini e gli eventi.

Il problema è allora perché le proteste che vengono dal basso non riescono ad essere propositive, quali sono i vizi insiti in esse. Il fatto è che i paradigmi di comunicazione sono assai diversi, le informazioni disponibili per i diversi gruppi sociali, non sono le stesse e le forme di espressione non paragonabili.

Consideriamo la polemica di questi giorni sulla decisione del Capo dello Stato di non accettare la nomina di Savona come Ministro dell’Economia. Si è trattato, come è chiaro a tutti di un atto di forza nei confronti dell’establishment, perpetrato attraverso l’attacco al Capo dello Stato. Sicuramente discutibile può essere considerata la decisione di non passare attraverso un primo tentativo di verifica per la coalizione vincente di poter formare un governo. Gli esponenti di quel raggruppamento volevano cercare in Parlamento i voti mancanti, sulla scorta dell’esperienza passata che sempre più spesso negli ultimi tempi ha visto il passaggio di parlamentari da un gruppo all’altro. Non aver offerto la possibilità di questa verifica può forse esprimere una visione moralistica della politica o forse una non convinta simpatia per quei partiti, ma in ogni caso si è persa una possibilità. C’è da dire che essendo stato assai complesso il risultato uscito dalle urne, sarebbe stato quantomeno opportuno passare anche attraverso questa verifica.

Il tentativo di formare un governo che vedesse il M5S indifferentemente con la destra o la sinistra, azione definita con la formula dei due forni che in un passato abbastanza lontano aveva consentito alla DC di governare, era pateticamente impossibile per le incongruenze interna dei pentastellati.

Quando la determinazione del Colle a voler risolvere in qualche modo la crisi si è manifestata pienamente, si è avuto la svolta tutta praticata sul filo della illegittimità costituzionale, con il diktat posto dai due soci di un contratto in divenire di non voler esprimere un nome per il Presidente del Consiglio, e di allungare i tempi lasciando il Capo dello Stato in una imbarazzante condizione di attesa. La sensazione che si trattasse di una tattica era chiara anche perché nonostante le posizioni contrarie di una gran parte della classe politica nazionale ed internazionale si è ostentatamente portata avanti la candidatura di Savona. Si sapeva che Mattarella considerava non appropriata la proposta per la consapevolezza delle conseguenze che si sarebbero potute avere, ma si è affermata con pervicacia la volontà di non accettare limitazioni di alcun tipo. Ovviamente una volta che il Capo dello Stato aveva indirettamente e direttamente comunicato il non gradimento del nome della persona indicata come Ministro dell’Economia, certamente non per fatto personale, ed avendo la Lega, avallata dai 5 stelle, deciso di confermare la propria posizione, si è scoperto finalmente il giochino dei soci in affari. Il governo non s’ha da fare. L’idea di fondo è che in tal modo si incasserà, in caso di nuove elezioni che i due gruppi hanno chiesto fin dal giorno dopo del voto, contando sull’effetto di trascinamento che si è visto dopo il Molise e Bolzano e sul presentarsi agli elettori come vittime dei poteri forti che hanno impedito di offrire tutte le belle ed impossibili cose proposte in campagna elettorale.

L’accettazione del principio enunciato in alto sulla sacralità delle scelte espresse dagli elettori hanno portato Mattarella a pazientare anche oltre il dovuto; ma la scelta consapevole dei due soci non hanno lasciato nessuno spazio di manovra per la soluzione del problema. Si voleva la rottura da imputare ad altri per presentarsi con l’immagine da martire e in tal veste andare alle elezioni.

Dal 48° Congresso del Partito Repubblicano avevamo già sottolineato come la posizione manichea destra sinistra fosse ormai superata. La necessità di un nuovo momento costituente da parte di tutte le forze responsabili per contrastare democraticamente la deriva massimalista e populistica che ha impedito la nascita del nuovo governo, era da considerare indispensabile.

L’idea ingorda di andare subito alle elezioni per incassare il dividendo della precedente tornata elettorale si è unita al timore derivante dalla gestione del potere in una condizione così complessa e con la necessità di assumere decisioni che non potevano essere coerenti con le pazzesche proposte formulate durante la campagna elettorale, e la fedeltà ad un contratto palesemente non onorabile.

Senza una posizione politica coerente le due forze potevano solo giocarsi la partita sull’aggregazione del dissenso; proporre soluzioni che sarebbero costate oltre 120 miliardi di euro, a fronte di un previsione di entrate per appena 500 milioni di euro, avrebbe fatto vergognare chiunque avesse un minimo di dignità e dovesse rendere conto ad un elettorato consapevole di essere stato vittima di una truffa colossale.

Mettiamo intorno ad un tavolo le forze sane del Paese con comportamento paritetico teso a formulare una politica concreta e coerente per risolvere i problemi sollevati dai cittadini, e raccolti apparentemente solo da Lega e M5S.

Noi, come altri sappiamo quali siano i bisogni e quali le possibili soluzioni; sappiamo che bisogna risanare il bilancio dello Stato, eliminare i difetti di una pubblica amministrazione in molti casi volontariamente o involontariamente inefficiente, una politica del lavoro asfittica ed inutilmente costosa, il tutto condito da una politica europea in parte superate dalle condizioni al contorno, ed una politica fiscale apparentemente iniqua, con una evasione fiscale a livelli preoccupante.

La consapevolezza del dover proporre soluzioni tutte lacrime e sangue appare in aperto contrasto con la “concorrenza” di movimenti gestiti in maniera manageriale come un prodotto da vendere con avanzate strategie di marketing. È stato facile aizzare la piazza e promettere loro stipendi senza lavoro, tassazione inesistente, niente più migranti e con facile sillogismo niente più violenza sui deboli. Lavoro per tutti o ancora altre belle cose da godere appena arriva il mondo di bengodi. Invece di cercare di spiegare ai cittadini come fossero impossibili quelle promesse si è provata la strada del gioco al rialzo che aveva un limite nella credibilità.

Ieri sera il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, ha concluso l’analisi politica sulla situazione creatasi ed ha incominciato a ventilare una ipotesi di superamento dell’impasse attraverso la convergenza tra forze europeiste: fa piacere che un giornalista attento stia convergendo sulle nostre proposte.

Una tavola rotonda a significare la pariteticità dei convenuti senza nessun tentativo di approfittare della situazione per fini elettoralistici. Si supporti il tentativo di Cottarelli per un governo che vari una nuova legge elettorale ed affronti i problemi economici. I repubblicani ci sono e sono disposti anche a sedere su quello che era definito il seggio periglioso.

L’interesse per il Paese è talmente più grande che non si può perdere altro tempo e rischiare che un Paese che è ancora sano possa precipitare in breve nel baratro preparato dagli ignoranti.

La torre di Babele espressione dell’arroganza dell’uomo che intende ascendere al cielo e che sfida Dio ha come punizione la incapacità di comprendere e di poter ancora collaborare all’armonica costruzione dell’opera comune. Non è stato necessario provocare direttamente un disastro, ovvero un terremoto, un uragano o quanto altro; è’ stato sufficiente rendere incomprensibili le parole che fino a quel monumento erano state comuni. I ruderi di Uruk sono la muta testimonianza della alterigia degli uomini ed a distanza di migliaia di anni il simbolo di un potere che non ha saputo pensare al benessere delle genti governate ma solo al successo personale.

Giuseppe Moesch

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