IL CUORE A SINISTRA ED IL PORTAFOGLI A DESTRA

   Treno contro tir         fRECCIA ROSSA 1000

Un giorno una persona che sapeva bene come andavano le cose del mondo, tanto che in questi giorni si discute sulla possibilità di condanna per reati commessi nella sua funzione di Presidente di una importante regione, espresse un giudizio severo e definitivo su un professore, sempre presente in tutti i luoghi che contano, ed invitato in tutte le sedi di dibattiti televisivi quando bisogna fare polemica anti TAV, definendolo un uomo con il cuore a sinistra ed il portafogli a destra.

Ovviamente non è l’unico a godere di questa fama, in quanto anche altri autorevoli esponenti del mondo dei trasporti possono essere annoverati nel club, ma il problema si pone oggi alla vigilia di un cambiamento nella guida di un Ministero importante quale quello delle infrastrutture e dei trasporti, che passerà dalle mani esitanti di Graziano Delrio a quelle di rappresentante di un governo in cui la componente pauperistica e giustizialista appaiono come gli elementi determinanti. Alcuni giornali hanno descritto con dovizia di particolari tutte le oscillazioni tra la scelta di eliminare tutti i progetti relativi alle grandi opere e la possibilità di recedere da alcune o di rivederle, a loro dire sulla base i valutazioni costi benefici. Ho già detto in altre sedi che gli ignoranti che fanno quelle affermazioni confondono quella tecnica con i conti della serva, ma tant’è ciascun di proprio metro altrui misura.

Assai più gravi sono le affermazioni se chi le svolge ha le conoscenze e le competenze per sapere come si pratica quella tecnica e come va applicata.

In realtà se appena ci fermassimo a considerare le spaventose contraddizioni esistenti nelle enunciazioni dei nuovi prossimi governanti e le proposte che formulano si conferma che si tratta di improvvisatori interessati solo a raccogliere consenso, da qualsiasi parte esso dovesse provenire.

Credo che tutti siano consapevoli della scelta dell’intera collettività a favore di un mondo pulito nel rispetto dell’ambiente; viviamo costantemente nell’incubo delle polveri sottili, o della irrespirabilità dell’aria, ed ogni giorno ci sentiamo dire che i centri storici dovranno essere liberati dai motori diesel.

Ebbene già dal 1985 con la predisposizione del Piano Generale dei Trasporti, si sono poste le basi per spostare il traffico merci dalla strada al ferro, favorendo tutte le iniziative necessarie. I nostri vicini, Austria, e Svizzera in prima linea hanno imposto vincoli pesantissimi sulla possibilità di transito di mezzi su gomma attraverso i loro paesi, in quanto, a parte i pericoli di incidenti, la trazione è tutta data da motori diesel, cioè quegli stessi che tutti vorrebbero eliminare. Il potenziamento delle linee su ferro quindi è il frutto della coerenza tra questi principi generali legati all’ambiente e la necessità di potenziare i collegamenti alla base dello sviluppo economico.

Rinunciare a quei progetti significa quindi mettere in discussione i principi dietro i quali si trincerano i rappresentanti del M5S, ma confermano la visione pauperista del movimento stesso. L’idea di defenestrare gli attuali responsabili della TAV, che bene hanno operato, è la prova che il tentativo è quello di colpevolizzare chi, corretto esecutore dei dettati della politica, viene vista come colpevole di questa azione, di essere coloro che invece hanno impedito alla piazza di imporre la loro immotivata volontà, e per tale ragione dovranno pagare con la loro testa, a conferma della linea giustizialista di cui i cinque stelle sono portatori.

La cosa veramente grave è che se le azioni dovessero poste in atto i costi monetari sarebbero più o meno della dimensione dei costi per uscire dal progetto; con la differenza che in questo caso gli unici a beneficiarne saranno le aziende ed i progettisti che vedranno risarciti i propri lavori ed al paese non resterà nulla mentre nel caso in cui si completassero i lavori ci troveremo con l’eredità di un’opera essenziale per non restare emarginati nello sviluppo.

Quello che è strano è che l’esperto onnipresente, che è anche membro dell’Advisor Board dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti ha sostenuto che il futuro è nel trasporto su gomma, e che le autostrade sono il vero sviluppo infrastrutturale. Sembra paradossale ma è così; nessuna valutazione economica e nemmeno solo finanziaria. Pensare che all’Autorità stanno studiando la concorrenza infrastrutturale. Ma si sa se il cuore è a sinistra ed il portafogli è a destra allora è chiaro che le esigenze di quest’ultimo hanno priorità e prendere questa posizione oggi tra l’altro consentirà da subito di essere nuovo interlocutore dei nuovi regnanti.

Giuseppe Moesch

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