OPINIONISTI

È molto interessante notare il comportamento degli opinionisti che in questi giorni si stanno occupando del nascente governo M5S – Lega; le inutili discussioni sull’impossibilità di comporre un governo con i voti esistenti e la mancanza di una chiara posizione di tutti i giocatori ha ammorbato le serate degli italiani dai talk show ai telegiornali agli speciali, inconcludenti palcoscenici per stanchi e ripetitivi tentativi di individuazione di una soluzione. Il problema è insito nel paradigma culturale che si ripropone: non c’è più la dicotomia destra sinistra.

Escluse le due sopravvissute ali estreme identificabili nelle posizioni di Casa Pound di Simone Di Stefano da un lato ed il Partito Comunista di Marco Rizzo dall’altro, la restante offerta politica è praticamente arroccata su posizioni tradizionali “filo qualcosa”. Non fa eccezione il Partito Repubblicano che nonostante abbia espresso nel 48° Congresso la chiara scelta di non collocazione nella manichee distinzione destra sinistra, vede nostalgici rigurgiti di appartenenza dettati non certamente da pulsioni ideologici, che comunque vengono evocate per giustificare le proprie scelte, quanto e piuttosto dalla volontà di mantenere posizioni di privilegio attraverso la protezione di coloro che hanno concesso loro in passato un posticino. Non intendo con questo rinnegare le scelte della nostra storia e delle nostre origini; intendo solo dire che il PRI ha sempre portato avanti idee e proposte a favore dei cittadini e delle istituzione in contrapposizione a schemi conservatori ideologici di qualunque tipo, da quello fascista a quello comunista. Idee che generano proposte e non ideologie da difendere con proposte.
Ancora meno, collocazioni da supportare per ottenere piccoli o grandi incarichi. Il nostro ultimo Congresso ha avuto la capacità di riaffermare questi principi, ed infatti la resistenza al cambiamento viene proprio da chi non riesce ad accettare che si possa fare politica per ideali e valori e non per spazi di potere. Il potere è importante per affermare quegli ideali e per poterli realizzare insieme ad altri, ma non può essere scelto per dimostrare a se stesso e agli altri di esistere o ancora peggio di poter lucrare per se per gli altri che ci supportano.

Quello che adesso accade è che tutta l’area intermedia tra le due suddette forme estreme, appare come un melting pot indistinto ed indistinguibile se non attraverso la sovrapposizione dei vecchi schemi che però non sono in grado di spiegare certe posizioni e certe proposte e ancora meno certe scelte.
Cosa chiedono i cittadini se non il rispetto dei diritti, la possibilità di poter lavorare ed avere una prospettiva di crescita socio economica, e quale degli appartenenti a quel gruppone di mezzo si po’ dire contrario a quei valori e come si può pensare che le proposte possano essere formulate se non nel rispetto delle compatibilità obbligate da un mondo globalizzato. Basta guardarsi intorno: dalla Cina all’Iran, dal Venezuela alla Corea del Nord, dalla Gran Bretagna ai paesi asiatici ed africani, la sola alternativa alla necessità di risolvere i problemi posti e da affrontare compatibilmente con gli altri, è la scelta di soluzioni dittatoriali.

Nessuno dei partiti usciti dalla competizione elettorale vorrebbe realmente aderire a queste ipotesi; ci sono sicuramente tentativi di mantenimento del potere di tipo egemonico, il referendum renziano, la strategia grillina portata avanti da Di Maio, solo per citarne alcuni, e tutte le posizioni populiste e demagogiche in generale, ma credo che si tratti solo di comportamenti elettoralistici. Ottenuto il consenso oggi si tratta di mantenerlo, consolidarlo, accrescerlo e farlo fruttare per gli interessi che sono alle spalle di quei pifferai.

Non è la difesa del popolo quella che verrà proposta, ma quella degli interessi. Tutto il grande sconvolgimento che abbiamo sotto gli occhi è solo un meccanismo di sostituzione delle élite, e tentare di spiegarlo sulla base dei vecchi schemi ideologici è un gioco ottuso di chi non riesce a capire questo mondo.
Il motivo della incomprensione è chiaro se ci si sofferma a considerare che molto dipende dal frazionamento delle competenze dello Stato, dalla contrapposizione dei poteri e dai diversi tempi di reazione di quei poteri. La politica ha una grande velocità di adattamento, basta vedere come in poco tempo sia stato possibile che ad esempio la Lega sorpassasse Forza Italia o come il PD potesse passare dal 40% delle europee al valore attuale, e come il M5S sia potuto arrivare a quasi il 33 % dei consensi. Non è facile che le altre strutture possano reagire allo stesso modo. Consideriamo l’amministrazione dello Stato nelle sue diverse articolazioni. Cambiare i comportamenti di un funzionario non dipende solo dalla sua elasticità mentale; in effetti egli, è vincolato da leggi emanate in un passato più o meno lontano, molto spesso non più aderenti alla realtà corrente ed in alcuni casi in contrasto con essa, senza contare che quel funzionario ha svolto per anni lo stesso lavoro ripetitivo, superato dalle nuove tecnologie. Ogni iniziativa contraria sarebbe inopportuna ed illegittima, anche se logica e razionalità vorrebbero il contrario agli occhi dei cittadini.

Ma se a questi problemi aggiungiamo la visione ideologica che hanno assunto taluni soggetti, in base alle convinzioni personali ci possiamo trovare in condizioni che portano in alcuni casi ad applicare o meno norme interpretabili in qualche maniera più o meno elastica a favore o contro una certa situazione.
Possiamo parlare della scuola, della magistratura, della stampa e dell’informazione in generale; in alcuni casi la capacità e l’onestà intellettuale è stata sostituita dalla fedeltà ad ideologie o a persone aderenti a quella ideologia. Si comprende allora quanto grande sia lo iato, e quanto difficili risulti il tentativo di spiegare o addirittura di avallare o modificare quei comportamenti.
Il 20 aprile ho pubblicato un post che riporto per chiarezza di comprensione.

“Oggi la magistratura ha risolto la crisi di governo. La presa di distanza di Berlusconi dal M5S in Molise, le aggressioni di Di Maio ai rappresentanti di Forza Italia dopo la Condanna di Mori e di Dell’Utri, porteranno all’abbraccio tra la Lega che mollerà la coalizione in cambio della presidenza del Consiglio, e guiderà il governo con i pentastellati. Ci sarà così una fortissima opposizione che sulle ali contrasterà il governo, che intanto avrà occupato tutti i posti di potere e non fornirà alcuna risposta ai problemi del Paese, né tantomeno alle aspettative dei milioni di elettori che hanno sostenuto i due partiti. Quei politici ancora degni di questo nome potranno finalmente digerire che non esistono più destra e sinistra ma solo soggetti responsabili o irresponsabili; forse i primi potranno sedersi intorno ad un tavolo rotondo, per ora non di governo, per sancire la pariteticità sociale rinunciando ai massimalismi e cercando consenso parte delle donne e degli uomini che cercano soluzioni ai problemi. I repubblicani sono pronti ad offrire il contributo delle loro idee ad una politica responsabile e non populista.”

Non vorrei sembrare autocelebrativo ma soltanto sottolineare che la soluzione era già leggibile dal 5 di marzo e che è stata assai più chiara dal 20 aprile. Se solo gli analisti e i politici tutti rimuovessero i paraocchi ideologici potrebbero comprendere meglio la condizioni delle donne e degli uomini che vorrebbero guidare e trovare risposte ai loro problemi.

Giuseppe Moesch

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