IONESCO E IL TEATRO DELL’ASSURDO DELLA POLITICA ITALIANA

I telegiornali hanno mostrato ieri le immagini di Gentiloni che, con doveroso passaggio istituzionale, comunicava al Parlamento la posizione assunta dal Governo, sulla crisi siriana.

La scena era surreale perché dopo un mese e mezzo dalle elezioni un governo dimissionario, peraltro mai legittimato dal voto popolare, ma frutto di strane alchimie, racconta al Parlamento legittimamente eletto le strategie di politica estera potenzialmente foriere di conseguenze assai gravi per il nostro Paese.

I rappresentanti del popolo, incapaci fino ad oggi di superare le meschine pretese di occupazione del potere, indifferenti ai problemi degli uomini che li hanno votati sulla base di programmi modificati dopo le elezioni per la palese impossibilità di realizzarli, hanno amabilmente discusso in merito al nulla, non potendo infatti sfiduciare chi è dimissionario, né tantomeno approvare le decisioni di un governo che non appartiene a quel mondo nuovo che era rappresentato in quell’aula.

La manichea distinzione destra sinistra che sempre più tende a dissolversi nei populismi di vario colore, ha reso obsoleto il meccanismo di convergenza sulla visione politica di risoluzione dei problemi. È imbarazzante leggere i temi contenuti nei programmi, e le risposte che i vari partiti intendono dare; non sembra difficile constatare come i temi siano più o meno gli stessi e che le soluzioni, depurate dalla demagogia elettorale, girino intorno agli stessi slogan enunciati con parole diverse. Tutte le soluzioni come già detto, sono irrealizzabili ma compatibili sul piano lessicale, ricomponibili se solo si riuscisse a superare i vari veti.

Ovviamente questo non significa che siano condivisibili da parte del PRI che ha la cattiva abitudine di cercare soluzioni realistiche e coerenti.

Ancora più penosa è invece la posizione di chi dovrebbe raccontare agli elettori cosa stia accadendo. I giornalisti della carta stampata, delle televisioni, delle radio e dei social non si sono accorti che il mondo è cambiato. Non voglio dire che il cambiamento sia necessariamente irreversibile, dico solo che il paradigma di lettura non può più essere quello usato fino ad oggi. Il vecchio modo di leggere la politica oggi non vale più.

  • Non lo possono capire i giovani “ignoranti” in quanto nessuno gli ha dato nelle scuole e fuori gli strumenti di conoscenza per capire.
  • Non lo possono capire gli anziani pensionati costretti a mantenere figli espulsi dal lavoro e nipoti disoccupati, spesso disoccupati intellettuali.
  • Non lo possono capire le vittime della violenza, e tutti quelli che vedono l’indifferenza rispetto alle ingiustizie di ogni tipo con la benedizione e la partecipazione inconsistente di quasi tutte le forze politiche, anche quando sarebbe facilissimo con provvedimenti mirati risolvere i problemi.

Dissertare di quali potrebbero essere le soluzioni che il Capo dello Stato dovrebbe assumere, di come sia possibile sommare voti incompatibili, di stigmatizzare i comportamenti irresponsabili di chi non vuole soluzioni è sterile oltre che dannoso. Questo atteggiamento serve solo a cialtroni in cerca di notorietà; serve ad aizzare la piazza, per far innalzare l’audience, invece di spiegare agli ascoltatori la meschineria dei comportamenti dei politi che essi difendono per motivi di bottega. Serve un governo subito per fare una legge elettorale proporzionale almeno eviteremmo queste squallide rappresentazioni di una finta democrazia.

 

 

Giuseppe Moesch

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